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Chetoni esogeni, integratori o doping?

Chetoni esogeni, integratori o doping?

Ultimamente si sente spesso parlare di chetoni “esogeni” come aiuto per ottimizzare la performance energetica e di resistenza negli sport tipo il ciclismo, il nuoto, la maratona e altri.

Prima di entrare nel dettaglio del meccanismo d’azione di questo potente “carburante chimico”, dobbiamo però fare chiarezza sul significato della parola chetone. I chetoni o corpi chetonici (acetoacetato, D-B-idrossibutirrato e acetone), sono dei composti organici prodotti dai reni ogniqualvolta l’apporto di glucidi (carboidrati) dalla dieta scende al di sotto dei 50-60 grammi al giorno per un arco di tempo superiore alle 48 ore.

Essi costituiscono una fonte energetica alternativa ai carboidrati di facile utilizzo per il nostro organismo e sono fondamentali per mantenere in vita il cervello quando le riserve energetiche sono carenti nonchè per fornire quel substrato che è necessario per lo svolgimento di qualsiasi attività fisica, dalla normale deambulazione agli sport più faticosi.

In realtà c’è però da ribadire un concetto molto importante che viene troppo spesso trascurato, e cioè che una persona sana non è in grado di produrne tanti, in quanto il corpo umano può sintetizzare carboidrati sia dalle proteine che dalla frazione di glicerolo proveniente dal metabolismo dei grassi.

Uso dei chetoni esogeni nella pratica sportiva, a cosa servono

A detta di alcuni scienziati questa tipologia di chetoni rappresenterebbe il “quarto tipo di energia per l’uomo dopo i carboidrati, i grassi e le proteine”, mentre secondo alcuni medici sportivi famosi nel mondo del ciclismo come il Dott. Michele Ferrari, il tanto clamore che i chetoni stanno destando non rappresenterebbe nulla di nuovo nel mondo della nutrizione sportiva cosiddetta avanzata.

A tal proposito facciamo riferimento ad un suo articolo del 2013, che riporta alcune ricerche effettuate dallo scienziato Kieran Clarke, dell’Università di Oxford. Nell’oramai lontanto 2005 questa D.ssa sintetizzò un monoestere di chetone brevettato, il ®-3-hydroxybutyl®-3- hydroxybutyrate, possedente l’abilità di riprodurre velocemente uno stato di chetosi simile a quello del digiuno prolungato.

Questa molecola che si somministra per via orale viene rapidamente assorbita e convertita in beta-idrossibutirrato e acetoacetato (corpi chetonici), raggiungendo il suo picco massimo nel sangue entro 2-3 ore dalla sua assunzione, per poi rientrare nei normali valori dopo 8-10 ore.

Ciò permetterebbe quindi di fornire un “SUPERFUEL” al nostro corpo a ridosso e durante la performance sportiva, poichè i chetoni possiedono una maggiore efficienza metabolica rispetto al glucosio, fornendo più energia rispetto a questi ultimi in rapporto allo stesso quantitativo di ossigeno consumato.

L’azienda statunitense Compound Solutions, leader nella distribuzione mondiale di formule nutraceutiche brevettate e per il miglioramento delle prestazioni fisiche, dichiara che i chetoni brevettati da loro commercializzati e denominati goBHB® (beta-idrossibutirrato) possono, in breve tempo dalla loro assunzione:

  • fornire una fonte “pulita” di energia immediata per l’esercizio (Chioleroo, 1993);
  • ridurre la fame nervosa e i livelli di ghrelina, ormone che aumenta l’ appetito;
  • supportare le funzioni cognitive (Amiel, 1991)
  • Aiutare lo “switch metabolico” permettendo di limitare la dipendenza dal glucosio.

Per tutte le aziende del settore potrebbe essere quindi interessante produrre un integratore di chetoni, in quanto utile allo sportivo, ma anche a chi effettua una dieta chetogenica, nel fornire più energia, migliore focus mentale e minore appetito.

Chetoni uguale energia sana

Per molti anni fare il pieno di carboidrati ha rappresentato la soluzione ideale per stoccare energia nel nostro corpo. Ciò si basa sulla semplice deduzione che il glucosio, essendo un substrato energetico che viene velocemente bruciato, può essere d’aiuto nel migliorare la performance fisica quando adeguatamente immagazzinato.

La scienza nutrizionale però ultimamente lascia pensare che ciò non corrisponda ad una strategia ideale, in quanto in realtà lo stato di benessere del corpo, così come il miglioramento della prestazione sportiva, dipende dall’efficienza mitocondriale nonchè da come ottenere ciò di cui il corpo ha bisogno senza innescare troppe specie reattive dell’ossigeno (ROS), molecole radicaliche che potenzialmente danneggiano i nostri tessuti contribuendo alla comparsa di alcune malattie.

Quindi mantenendo bassi i livelli di carboidrati netti (il totale di carbo privi di fibre), possiamo incentivare la produzione di chetoni endogeni attraverso la combustione di quelle molecole lipidiche allo scopo di trasformarle in substrati energetici (corpi chetonici).

Per fare ciò puoi aiutarti con dei chetoni esogeni provenienti da alcune fonti alimentari, tra cui spicca l’olio di cocco, un alimento ricco di trigliceridi a catena media.

A differenza di altri substrati lipidici, infatti, questi olii di MCT sono processati dall’organismo differentemente rispetto ai grassi a lunga catena, poichè, a differenza di questi ultimi, non necessitano del rilascio della bile e degli enzimi pancreatici per essere scomposti e utilizzati sotto forma di carburante chimico.

Le bevande chetoniche e il “caso del Tour de France”

Dopo lo scandalo relativo all’utilizzo dell’AICAR, un composto dopante a tutt’oggi non rintracciabile dalle procedure Anti-Doping messe in atto dall’Agenzia WADA, si è discusso molto dell’utilizzo dei chetoni esogeni tra i ciclisti professionisti.

Peter Hespel, Professore responsabile dell’Athletic Performance Center dell’Università Cattolica di Leuven, ha condotto uno studio dividendo alcune persone in due gruppi separati e facendoli pedalare per 21 giorni, al fine di simulare la durata di una corsa come quella del Tour de France.

Un gruppo ha assunto i chetoni, mentre un altro no. ” Dopo 21 giorni erano tutti stremati con sintomi della fatica paragonabili a quelli dei corridori professionisti di alto livello dopo le corse a tappe. La differenza è che i consumatori dei chetoni hanno riscontrato in tal senso molti meno sintomi, recuperando più rapidamente e continuando a mangiare meglio.

Secondo i dati di questo studio, si deduce quindi che:

  • il gruppo che ha utilizzato questo nutriente è riuscito a sviluppare un 15% di volume di allenamento maggiore durante la terza settimana;
  • nella prova a cronometro sempre gli stessi assuntori di chetoni esogeni hanno ottenuto un miglioramento medio del 15% rispetto a chi non aveva utilizzato niente.

In conclusione

L’utilizzo di chetoni esogeni come i sali chetonici sotto forma di integratori, rappresenta una soluzione ideale per tutti coloro che svolgono attività sportive di un certo livello; la sua assunzione si è dimostrata sicura ed efficace a ridosso e durante lo svolgimento della competizione o della preparazione atletica, in particolare se di endurance o comunque di carattere aerobico e lattacido.

Riferimenti:

  1. On the Metabolism of Exogenous Ketones in Humans Front Physiol. 2017; 8: 848. Published online 2017 Oct 30. Pubmed
  2. Kinetics, safety and tolerability of (R)-3-hydroxybutyl (R)-3-hydroxybutyrate in healthy adult subjects Published online 2012 May. Pubmed
  3. Una nuova bevanda chetonica che può migliorare le prestazioni atletiche. Mercola.com